Incontro Mimmo Jodice

by Marco Minuz | May 20, 2010 in Experiences | Leave A Comment

Vi sono incontri che, nel descriverli, perdono in parte quella magia, quell’atmosfera che li avvolgeva e li rendeva così importanti. Di certi incontri infatti rimandono poche parole impresse nella memoria, mentre forse quello che rimane più intatto sono le informazioni che i nostri sensi hanno raccolto, e nel tempo, gelosamente custodito.

Con il tempo trascorso quello che oggi conservo del mio incontro con Mimmo Jodice sono soprattutto particolari: i suoi profondi e ipnotici occhi azzurri, il calore del suo studio, il nero caffè servito da sua moglie, la sua scelta di parlare senza registratore, il cielo azzurro di Napoli che la sua finestra ritagliava, il meticoloso ordine delle scatole che conservava le sue stampe e per finire il colore argento dei suoi capelli. E poi tra queste fragili testimonianze l’umiltà, quell’atteggiamento di chi racconta la propria vita ricca di esperienze, soddisfazioni e riconoscimenti solo con poche ma precise parole: senza celebrazioni, senza arroganza ma solo con una semplicità disarmante. La straordinarietà raccontata in punta di piedi, con delicatezza e rispetto per chi ascolta.

In questi casi, quando mi viene permesso di rapportarmi con persone come Mimmo Jodice, a volte mi capita di staccarmi momentaneamente dal racconto per rimanere letteralmente intrappolato da questo loro rispettoso atteggiamento verso i loro interlocutori. E così mi viene da pensare che in parte la loro straordinaria esperienza risiede anche in questa dimensione, in questa loro capacità di riassumere sterminati orizzonti in una sola immagine o parola e regalarle con semplicità  ad altri.

E così ancor oggi quando sfoglio i suoi cataloghi o mi imbatto in qualche sua fotografia, tutto immediatamente si ricollega alle sue parole calme, scelte negli anni e maturate con le esperienze apprese. Spesso si dice che non si nasce invano alle falde di un vulcano e credo sia proprio così anche per Mimmo Jodice. Bastano i suoi occhi a ricordarcelo.

E così di quell’incontro gelosamente custodisco questa polaroid che ho scattato.

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